di Marina Carr.
E’ un’opera che parla di invidia. Il testo di Marina Carr nasce su committenza della Royal Shakespeare Company, “per travestire una tematica potente e violenta di rapporti sanguinosi tra padre e figlia, tirando in ballo la relazione tra Lear e Cordelia”. E questo è proprio quello che accade. L’opera di Shakespeare viene accennata, pungolata e a tratti schernita dai due personaggi in scena, ma non è mai ripresentata in toto. Due miseri esseri umani, stupendi nella loro bassezza, ad anni luce di distanza dall’imponenza archetipica del Re e di sua figlia, fanno quello che un padre e una figlia sanno fare meglio: si distruggono a vicenda. Lui, un compositore geniale, folle e pieno di bile nei confronti di sua figlia, e Lei, compositrice talentuosa ma banale, imprigionata dalle ombre del passato. La donna indifesa, ma consapevole del suo ruolo nella società, entra nella casa del terribile lupo per farsi sbranare, per tornare al nulla che l’ha generata. “Non ho bisogno di un panorama”, dice il vecchio compositore, poco prima di essere corroso dalla bile, dall’alcool e dalla demenza senile. Le parole della drammaturga irlandese acquisiscono una potenza incredibile, che lascia a bocca aperta, in un tremendo passo a due padre-figlia. Si parla di invidia, con onestà. Si dicono le cose che non vengono mai dette, a voce alta. Si chiudono gli occhi, e ci si veste di idee.
E’ un’opera che parla di invidia. Il testo di Marina Carr nasce su committenza della Royal Shakespeare Company, “per travestire una tematica potente e violenta di rapporti sanguinosi tra padre e figlia, tirando in ballo la relazione tra Lear e Cordelia”. E questo è proprio quello che accade. L’opera di Shakespeare viene accennata, pungolata e a tratti schernita dai due personaggi in scena, ma non è mai ripresentata in toto. Due miseri esseri umani, stupendi nella loro bassezza, ad anni luce di distanza dall’imponenza archetipica del Re e di sua figlia, fanno quello che un padre e una figlia sanno fare meglio: si distruggono a vicenda. Lui, un compositore geniale, folle e pieno di bile nei confronti di sua figlia, e Lei, compositrice talentuosa ma banale, imprigionata dalle ombre del passato. La donna indifesa, ma consapevole del suo ruolo nella società, entra nella casa del terribile lupo per farsi sbranare, per tornare al nulla che l’ha generata. “Non ho bisogno di un panorama”, dice il vecchio compositore, poco prima di essere corroso dalla bile, dall’alcool e dalla demenza senile. Le parole della drammaturga irlandese acquisiscono una potenza incredibile, che lascia a bocca aperta, in un tremendo passo a due padre-figlia. Si parla di invidia, con onestà. Si dicono le cose che non vengono mai dette, a voce alta. Si chiudono gli occhi, e ci si veste di idee.
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