Il brand Omoda, costola premium del colosso cinese Chery, sta consolidando la propria presenza sul mercato europeo con una strategia che punta tutto su design ricercato e contenuti tecnologici di alto livello. Se da un lato debutta l’ammiraglia Omoda 9, una crossover imponente che gioca la carta dell’ibrido plug-in ad alte prestazioni, dall’altro assistiamo all’evoluzione della più compatta Omoda 5, che si rinnova nel look e nei contenuti prendendo il nome di Chery C5. Due anime diverse, unite però dalla volontà di offrire pacchetti “tutto incluso” a prezzi decisamente competitivi rispetto alla concorrenza continentale.
Omoda 9: un paradosso di potenza per i neopatentati
La nuova Omoda 9 si presenta come una crossover generosa nelle dimensioni, con i suoi 478 centimetri di lunghezza, e dotata di un’estetica che non passa inosservata. Tuttavia, il dato che più stupisce riguarda chi può sedersi al volante. Nonostante una scheda tecnica da vera sportiva, capace di sprigionare una potenza complessiva di ben 537 CV e di coprire lo scatto da 0 a 100 km/h in soli 4,9 secondi, questa vettura può essere guidata anche da chi ha appena preso la patente. Il segreto risiede nella normativa italiana: il motore termico 1.5 turbo a benzina eroga infatti 143 CV, rispettando il limite per i neopatentati, mentre l’elevata massa del veicolo permette di mantenere il rapporto potenza/tara sotto la soglia dei 75 kW per tonnellata. Si tratta di un “bolide” atipico, che offre sicurezza e prestazioni elevate a una fascia di utenza solitamente relegata a vetture molto più modeste.
Interni curati e qualche ombra tecnologica
Salendo a bordo della Omoda 9, si percepisce immediatamente lo sforzo del costruttore nel voler offrire un ambiente raffinato. La plancia è rivestita con materiali morbidi e ben assemblati, mentre i sedili in pelle nappa, dotati di ventilazione, riscaldamento e funzione massaggio, elevano il comfort a standard quasi premium. Non mancano chicche tecnologiche come l’impianto audio Sony a 14 altoparlanti o il sistema di telecamere perimetrali che permette di “vedere” sotto l’auto durante le manovre. Eppure, non tutto è perfetto. Il doppio monitor da 12,3 pollici, pur essendo scenografico, presenta un’interfaccia non sempre intuitiva e caratteri piccoli che ne complicano la lettura durante la marcia. Lo spazio per i passeggeri è abbondante, anche se il bagagliaio paga pegno alla presenza delle batterie, risultando meno capiente in altezza di quanto i 660 litri dichiarati (misurati fino al tetto) lascerebbero sperare.
Dinamica di guida ed efficienza plug-in
Sotto il cofano della Omoda 9 batte un sistema ibrido complesso ma efficiente. Il motore a ciclo Miller è supportato da tre unità elettriche e da una batteria da 34,5 kWh, che garantisce un’autonomia in modalità elettrica vicina ai 145 km dichiarati. Durante l’uso quotidiano, è ragionevole attendersi di superare i 100 km a zero emissioni, un risultato notevole per il segmento. Tuttavia, quando la strada si fa tortuosa, la vettura mostra i suoi limiti: la mole si fa sentire, rendendola poco agile tra le curve, e l’assorbimento delle asperità più marcate potrebbe essere più curato. A un prezzo di 51.900 euro, resta comunque un’opzione solida per chi cerca una dotazione di sicurezza completa e una garanzia estesa a sette anni.
Il restyling della C5: sostanza e nuovo dinamismo
Mentre la “9” presidia la fascia alta, la Chery C5 (ex Omoda 5) si rinnova per rimanere protagonista nel segmento dei SUV compatti. Non si tratta di un semplice cambio di nome: il restyling porta in dote nuove sospensioni posteriori indipendenti e una trasmissione rivista, volte a migliorare sensibilmente il feeling di guida e la praticità. Il design rimane fedele alla linea da crossover-coupé che l’ha resa riconoscibile, ma guadagna dettagli più moderni. All’interno, la C5 continua a convincere per il rapporto qualità-prezzo, con un abitacolo ben rifinito e una dotazione che, già nell’allestimento d’ingresso Urban, include fari a LED, doppi schermi da 10,25 pollici e un pacchetto di assistenza alla guida completo.
Un mercato sempre più affollato
La sfida per Chery e il suo brand Omoda non è semplice, data la concorrenza agguerrita di modelli come la Toyota Yaris Cross o la Kia Stonic. Peraltro, la scelta di aggiornare la C5 dopo soli tre anni dal lancio testimonia la rapidità con cui i produttori cinesi sanno reagire ai feedback del mercato. Se la Omoda 9 punta a stupire con la sua potenza “accessibile” e il lusso della pelle nappa, la C5 si conferma una scelta razionale per chi non vuole rinunciare allo stile senza spendere cifre proibitive. Entrambi i modelli rappresentano bene l’attuale metamorfosi dell’auto: tanta tecnologia, elettrificazione intelligente e un occhio di riguardo al portafoglio, pur con qualche piccolo compromesso sull’ergonomia del software e sulla reattività dei comandi.
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